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Bruxelles punta sulla competitività a lungo termine mentre l'industria dell'UE deve affrontare una contrazione a livello globale

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Strategia dell'UE per la competitività 2025: riforma industriale a Bruxelles

Una nuova strategia della Commissione europea segna il passaggio da una risposta alla crisi alle riforme strutturali, ma i rischi legati alla sua attuazione rimangono elevati.

Dopo cinque anni trascorsi a far fronte a crisi che si sono susseguite senza sosta — dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina all’inflazione e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento — la Commissione europea sta ora adottando una visione a più lungo termine. E al centro di questa svolta strategica c’è una sola parola: competitività.

In un documento programmatico di ampio respiro pubblicato nel 2023, la Commissione ha delineato una tabella di marcia per ripristinare il vantaggio competitivo industriale e la resilienza economica dell’Europa. Il tono è più sobrio che trionfante. Il messaggio è chiaro: se l’UE non affronterà gli ostacoli strutturali profondamente radicati — dalla scarsa innovazione alla volatilità dei prezzi dell’energia — la sua posizione a livello globale continuerà a indebolirsi.

«Stiamo passando dal semplice contenimento delle crisi alla preparazione per il futuro», ha affermato un alto funzionario della Commissione coinvolto nell’elaborazione della strategia. «Ciò significa ripensare non solo il modo in cui reagiamo agli shock, ma anche come competere in un’economia mondiale in trasformazione».

Il contesto strategico: la competitività dell'Europa a rischio

Il peso economico dell'Unione europea sta diminuendo in termini relativi. Nel 1990 l'UE rappresentava oltre il 21% del PIL mondiale. Nel 2023 tale cifra era scesa al 14%. Nel contempo, la crescita della produttività è in ritardo rispetto a quella sia degli Stati Uniti che delle principali economie asiatiche.

La diagnosi della Commissione è netta: l'Europa sta perdendo terreno non perché manchi di talenti o di capitali, ma perché i suoi sistemi non riescono a dare risultati su larga scala né con la necessaria rapidità.

La mancanza di scala nelle infrastrutture digitali, la frammentazione dei mercati dei capitali e il cronico sottoinvestimento nell'innovazione sono tutti citati come punti deboli fondamentali. I costi energetici rimangono elevati, la burocrazia rallenta gli investimenti e la carenza di manodopera — soprattutto nei settori ad alta tecnologia — sta diventando sempre più grave.

La strategia non mira a risolvere tutti i problemi in una volta sola. Si concentra invece su nove fattori strutturali di competitività, che spaziano dal libero scambio e dall'innovazione all'istruzione e al corretto funzionamento del mercato unico.

Un ruolo rinnovato per il mercato unico

Uno degli aspetti più salienti della nuova strategia è la rinnovata attenzione che la Commissione dedica al Mercato unico, non solo come quadro giuridico, ma anche come motore di competitività.

È ormai riconosciuto che, nonostante l’armonizzazione delle norme, permanga una frammentazione nei servizi, nei mercati digitali e nell’attuazione normativa. Ad esempio, una startup che opera in cinque paesi dell’UE si trova spesso a dover far fronte a cinque diversi regimi normativi, sistemi di pagamento e codici fiscali.

Il rapporto chiede una maggiore applicazione delle norme, una regolamentazione più efficace e una riduzione degli oneri procedurali per le attività transfrontaliere. Suggerisce inoltre di perfezionare le norme in materia di aiuti di Stato per consentire una più rapida diffusione delle tecnologie strategiche, senza innescare una corsa alle sovvenzioni.

Innovazione, investimenti e il rompicapo della produttività

Il divario europeo in materia di innovazione non è una novità, ma è diventato sempre più difficile ignorarlo. La spesa in ricerca e sviluppo rimane ferma
intorno al 2,2% del PIL, ben al di sotto dell'obiettivo del 3% e in ritardo rispetto a Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone.

La Commissione riconosce che gli investimenti pubblici da soli non bastano a colmare il divario. Ciò che occorre è un maggiore afflusso di capitali privati, mercati finanziari più efficienti e un trasferimento tecnologico più rapido tra gli istituti di ricerca e l'industria.

A tal fine, la strategia sostiene l'ulteriore avanzamento dell'Unione dei mercati dei capitali, la digitalizzazione dei servizi pubblici e una politica della concorrenza modernizzata in grado di sostenere le imprese scalabili e ad alta intensità di innovazione.

Energia e competenze: i due ostacoli strutturali

I costi energetici continuano a rappresentare uno svantaggio competitivo. Nonostante l’aumento dell’utilizzo delle energie rinnovabili, l’Europa deve ancora fare i conti con prezzi dell’elettricità più elevati rispetto agli Stati Uniti o alla Cina, in parte a causa di infrastrutture obsolete, reti frammentate e interconnettività limitata.

Nel contempo, la carenza di competenze si fa sentire in modo particolarmente acuto. Dagli specialisti IT e dagli ingegneri ai mestieri tecnici, la domanda continua a superare l’offerta. La Commissione individua nel calo demografico, nei sistemi di formazione disomogenei e nella scarsa mobilità i fattori chiave.
Le proposte includono:

  • Potenziare la formazione professionale e l'istruzione STEM
  • Creare un mercato del lavoro che dia priorità alle competenze (in cui le qualifiche contano meno delle capacità)
  • Ampliare il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali tra gli Stati membri

Un nuovo modo di misurare i progressi

Con un cambiamento sottile ma significativo, la Commissione propone nove indicatori di competitività da monitorare annualmente, che riguardano, tra l’altro, l’innovazione, la produttività, i prezzi dell’energia, i risultati commerciali e i risultati nel campo dell’istruzione.

Non si tratta semplicemente di un quadro di valutazione. L’obiettivo è ridefinire il modo in cui viene misurato il successo delle politiche. Anziché concentrarsi esclusivamente sulla crescita o sul rispetto delle norme, l’UE intende misurare la propria capacità di rimanere rilevante e competitiva in un’economia globale in continua evoluzione.

Tuttavia, il percorso che porta dai dati statistici a una vera e propria dinamica sarà tutt’altro che automatico.

Questa strategia darà i risultati sperati?

L’ambizione è reale. Ma lo sono anche i rischi.

Molte delle riforme delineate nella strategia — in particolare nei mercati dei capitali, negli aiuti di Stato e nella mobilità del lavoro — dipendono in larga misura dai governi nazionali. Il fattore limitante sarà il coordinamento politico, non solo la definizione delle politiche.

C’è poi la questione della rapidità. In un mondo in cui Cina e Stati Uniti sono in grado di varare programmi di sostegno all’industria nel giro di pochi mesi, la governance multilivello dell’Europa può apparire, al confronto, piuttosto lenta.

«Il rischio maggiore è che abbiamo individuato i problemi giusti, ma poi non riusciamo ad agire con sufficiente rapidità per risolverli», ha affermato un diplomatico dell’UE che ha esaminato la proposta.

Conclusione: una corsa contro l'irrilevanza

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