3 settembre 2025 — La Svizzera ha trovato una nuova destinazione per le sue emissioni di carbonio in eccesso. A Copenaghen, il Paese ha firmato due accordi con la Danimarca che consentiranno l'esportazione e lo stoccaggio permanente della CO₂ svizzera nel sottosuolo del Mare del Nord.
La mossa non è certo una sorpresa. La conformazione geologica della Svizzera offre poche possibilità di stoccaggio su larga scala, costringendo il Paese a dipendere dai paesi confinanti, che dispongono di bacini più profondi e delle competenze necessarie nel settore petrolifero. La Norvegia è stata la prima a rispondere all’appello, accettando a giugno di accogliere il carbonio svizzero. La Danimarca, con l’ambizione di diventare un polo europeo per la cattura e lo stoccaggio del carbonio (CCS), si unisce ora come secondo partner.
A impatto zero, tra importazioni ed esportazioni
La legge svizzera sul clima e l'innovazione impone al Paese di raggiungere l'azzeramento delle emissioni nette entro il 2050. Il grosso dello sforzo deriverà dalla riduzione delle emissioni a livello nazionale. Tuttavia, alcuni settori – come quello del cemento, dell'agricoltura e del recupero dei rifiuti – producono quelle che i responsabili politici definiscono, con un eufemismo, emissioni «difficili da abbattere». Per questi settori, la soluzione risiede nella cattura e nello stoccaggio del carbonio (CCS) e nelle tecnologie a emissioni negative (NET), come la cattura diretta dall'aria.
A partire da gennaio di quest'anno, il governo federale ha iniziato a promuovere attivamente tali tecnologie. Il 27 agosto il Consiglio federale ha approvato gli accordi con la Danimarca; una settimana dopo, il 3 settembre, sono stati firmati. Alla cerimonia, svoltasi in parte in videoconferenza, hanno partecipato il ministro svizzero dell'ambiente Albert Rösti, il suo omologo danese Lars Aagaard Møller e l'ambasciatore svizzero a Copenaghen Mauro Reina.
La nuova esportazione della Danimarca
Per la Danimarca, l'accordo consolida il suo ruolo di fornitore di servizi legati alla cattura e allo stoccaggio del carbonio. I suoi giacimenti di petrolio e gas ormai esauriti nel Mare del Nord offrono un'ampia capacità di stoccaggio. Copenaghen è da tempo intenzionata a trasformare il proprio retaggio legato ai combustibili fossili in un modello di business per la transizione verde, e la CCS ne costituisce il fulcro. La vendita di spazio di stoccaggio a paesi senza sbocco sul mare o con condizioni geologiche sfavorevoli, come la Svizzera, potrebbe rivelarsi una nicchia redditizia.
Compensazioni internazionali
Per la Svizzera, questa collaborazione mette in luce una realtà più ampia: per i paesi di piccole dimensioni o con limitazioni geografiche, la neutralità climatica sarà raggiunta tanto attraverso accordi internazionali quanto attraverso le politiche interne. La strategia svizzera sul CCS del 2022 prevedeva la stipula di accordi con almeno due Stati partner entro la fine del 2025. Con la Norvegia e ora anche la Danimarca a bordo, l'obiettivo è stato raggiunto.
L'accordo mette inoltre in luce le difficoltà economiche legate all'obiettivo "net zero". La cattura, il trasporto e lo stoccaggio del carbonio sono tecnicamente fattibili, ma costosi e politicamente delicati. A farne le spese saranno, in ultima analisi, i contribuenti svizzeri, sia attraverso un aumento dei prezzi dei prodotti sia tramite sovvenzioni pubbliche.
Eppure l'alternativa – il mancato raggiungimento degli obiettivi climatici – è ancora più costosa. Per i paesi con scarse possibilità di stoccaggio, l'esportazione di carbonio potrebbe rivelarsi la soluzione più razionale, anche se poco elegante.



